Ksenija Martinovic,  giovane attrice serba vive e fa vivere, attraverso la voce di Angelika, la dolorosa storia del Balcani come fosse la sua. Ksenija da 10 anni vive in Italia, prima a Udine, dove si diploma all’Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”, e poi a Milano, ma il legame con la sua terra d’origine è ancora fortissimo.
Dopo essersi messa in luce con il suo “Diario di una casalinga serba”, vincitore nel 2014 della sezione miglior monologo al Premio Giovani realtà del Teatro (Udine), riceve il sostegno del CSS Teatro stabile d’innovazione del Friuli Venezia Giulia per la prima produzione del progetto triennale StarArt assegnato dal CSS di Udine a giovani artisti e compagnie emergenti under 35.
Presentato nello stesso anno in anteprima a Roma, lo spettacolo debutta in prima assoluta al Teatro S. Giorgio di Udine, per la Stagione Teatro Contatto, nel novembre 2015. Successivamente arriva un importante invito e Martinovic parte alla conquista di New York dove lo scorso mese di maggio è ospite dell’ Italian Theatre Festival ‘In Scena!’ . E poco dopo ecco il tanto desiderato debutto nella sua città natale,  Belgrado, dove a luglio è al “Festival of MonoDrama and Mime”.  Ksenija gioca in casa ed è un grande successo.
Attualmente lo spettacolo è pronto per nuove tournée, la prima data in arrivo è il 28 ottobre 2016 al Teatro La Vetreria di Cagliari.
Ora vi presento “Diario di una casalinga Serba” raccontato attraverso la voce di Ksenija Martinovic, la madre e figlia di quest’opera, che ho incontrato al Teatro San Giorgio mentre svolgeva le ultime prove prima della partenza per Belgrado.

Ti ricordi qual è stato il primo spettacolo che ti ha fatto dire “okay, questo è ciò che voglio fare nella mia vita”?

Sì, me lo ricordo perfettamente: era uno spettacolo di danza, io avevo 13 anni ed era la prima volta che dovevo recitare e parlare davanti ad un pubblico. Mi ricordo che mi ero emozionata tantissimo. Da lì ho capito che quella sarebbe stata la mia strada.

Per coloro che non hanno visto “Diario di una casalinga Serba”, di che cosa parla e che significato ha per te?

In sintesi, “Diario di una casalinga Serba” è il racconto in chiave autobiografica di una donna che rivive i propri ricordi e ripercorre attraverso la sua vita quella di un intero Paese: dall’infanzia nella Jugoslavia di Tito alla maturità nella Serbia di Milosevic. Questo spettacolo per me è molto, molto importante perché racconta le mie origini, la mia terra, le mie radici anche se la storia, ovviamente, non l’ho vissuta in prima persona dato che faccio parte della generazione successiva a quella che si racconta nello spettacolo. È il mio primo lavoro e sicuramente il debutto al quale tengo di più perché è stato il mio modo di esprimermi nel teatro e nell’arte; questo spettacolo, questo testo e questa voglia di raccontare una storia che pur non mi appartiene, ma che comunque mi riguarda è davvero speciale per me.”

Scopro che hai vissuto i bombardamenti Nato di Belgrado del ’99 a soli 10 anni e volevo sapere quali aspetti della tragedia hai trovato simili e quali diversi rispetto a come vengono narrati da Mirjana Bobic Mojsilovic nel suo libro attraverso il tuo personaggio Angelika?

Sicuramente io li ho vissuti in modo diverso perché ovviamente ero più piccola quindi quello che mi ricordo dei bombardamenti è una storia parziale di tutto quello che era successo. Io comunque ero in terza elementare all’epoca, quindi, avevo la scuola e gli amici e giocavamo insieme, ma non uscivamo troppo spesso, però, ecco, non sentivo così tanto il disagio quanto magari una persona che all’epoca frequentava l’università o anche il liceo, nel senso, quando hai vent’anni l’idea di non poter viaggiare, di non poter studiare, è terrificante. A 10 nemmeno te ne rendi conto. Anche il mio personaggio, ad esempio, che cerca di costruirsi una vita, vorrebbe lavorare e non ci riesce, tutti questi disagi io ovviamente da piccola non li ho sentiti, però ho dei ricordi delle sirene, ho ricordi dei palazzi che bruciano, quello sì, solo che a quell’età non capisci fino in fondo, magari hai anche meno paura, non riesci ancora a capire la gravità degli eventi.

Com’è stato lavorare con la regista Fiona Sansone e qual è stato il modo in cui avete scelto di affrontare il progetto?

Questo progetto lo avevo iniziato da sola: ho lavorato prima sul testo per circa tre mesi, dopodiché ho scelto tutti gli oggetti di scena, la scenografia, l’idea dei giornali, delle casse di legno, del registratore, erano tutte scelte iniziali e avevo già impostato il lavoro perché ero consapevole di lavorare con una storia che aveva a che vedere con me e con il mio paese d’origine ed era difficile farlo arrivare a qualcun altro che non fosse di lì, ero consapevole che questo progetto dovesse assolutamente nascere ed è nato da una mia esigenza.  Quando è terminato tutto questo lavoro, ho pensato che sicuramente uno sguardo esterno sarebbe stato più che utile perché comunque nel teatro si ha sempre bisogno di un secondo o terzo parere, perché lo spettacolo prima o poi viene presentato ad un pubblico e sapevo che avendo qualcuno che guardasse da fuori, il lavoro sarebbe cresciuto ancora più velocemente. Così ho conosciuto Fiona ad un laboratorio dove portavo il testo di “Diario di una casalinga Serba”, cercavo in tutti i modi di approfondirlo e quindi quando andavo a fare laboratori teatrali, anche se magari avevano altre richieste, io comunque portavo quel testo lì. Fiona si era interessata al testo e io le ho detto di leggere il libro. La cosa che ho pensato potesse essere più giusta per il mio testo era che Fiona aveva sempre fatto teatro ragazzi, cioè lei ha sempre lavorato nel teatro ragazzi e questo mi intrigava perché sapevo di non volere nessuno che sconvolgesse troppo il mio lavoro, non volevo che un regista, magari anche con più esperienza, decidesse per me perché ci tenevo molto al mio progetto. Per questo ho scelto Fiona, perché lei sarebbe riuscita a darmi delle indicazioni più attoriali per migliorare ancora la mia recitazione e non mettere troppo la mano sulle mie scelte registiche.

Udine, 15/11/2015 - Teatro San Giorgio - Diario di una casalinga serba - Progetto StartART - testo liberamente tratto dal romanzo Diario di una casalinga serba di Mirjana Bobic Mojsilovic - regia Fiona Sansone - interpreti Ksenija Martinovic - musiche Idoli - produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG per startART - si ringrazia Centrale Preneste Teatro/Ruotalibera Teatro - Foto Luca A. d'Agostino/Phocus Agency © 2015
ph_Luca A. d’Agostino/Phocus Agency © 2015

Qual è stata la reazione più comune che hai ricevuto dai tuoi amici e familiari del tuo paese dopo aver visto lo spettacolo?

Sicuramente è stata una grande emozione, e quello che mi hanno detto in molti, anche persone che non conosco come ad esempio persone provenienti dal mio paese o da paesi confinanti, è che si sono molto ritrovati nella storia o che comunque hanno ricordato un periodo che era proprio così, che l’ho descritto molto bene e che è stato bello ritrovarsi in alcune situazioni. Questo diciamo dalle generazioni di mio papà e di mia mamma, i miei amici italiani, i miei amici di Trieste, Udine, di Milano, erano molto incuriositi dalla storia perché non la conoscevano bene, però, ne avevano sentito parlare. Portare questa storia a persone che magari non la conoscevano a fondo o che non avevano avuto l’età per conoscerla in prima persona era molto importante per me. La mia generazione, quella che invece non ha vissuto tutto il periodo della Jugoslavia ma che ne erano figli, sono rimasti colpiti ma per motivi diversi: erano le storie che ci raccontavano i nostri nonni, i nostri genitori, i nostri zii, i racconti di com’era la vita durante la Jugoslavia di Tito, di come si andava a Trieste; queste storie ti rimangono impresse nella mente perché sono ambientate in un periodo completamente diverso dal tuo, che magari avremmo anche voluto vivere ma che, essendo nati parecchi anni dopo, vive solo in questi racconti.”

Ho seguito le prove e so che eri indecisa su che versione dello spettacolo portare a Belgrado, quella con più interventi in serbo o quella con meno, alla fine quale hai scelto delle due e sei soddisfatta della tua decisione?

Sì, alla fine ho scelto di lasciare solo alla madre gli interventi in serbo, era lei il personaggio che aveva più senso lasciar parlare nella sua lingua, perché proprio lei tirava fuori la lingua madre ed era bello sentirle litigare, dialogare e parlare così. Secondo me è stata una scelta giusta anche perché facendolo a Belgrado ho capito che in italiano, e questo me lo hanno anche detto in molti, si percepiva molto di più quello che era per me lo scopo dello spettacolo: far conoscere questa storia a coloro che, come me, non l’hanno vissuta. Nello spettacolo alcune storie sono molto aggressive, certi argomenti sono difficili da ripercorrere per chi li ha vissuti, in italiano mantengono una certa distanza, e questo è piaciuto parecchio al pubblico. Sono molto contenta perché era anche quello che volevo ottenere con questo spettacolo, è stato fatto per essere prodotto in Italia e per essere recitato in italiano anche in altri paesi, infatti sicuramente se lo avessi scritto a Belgrado sarebbe stato molto diverso.

Riassumi in 3 parole la tua esperienza a Belgrado

Dopo una breve risata divertita risponde “Allora mi piacciono molto le tre parole, sono le mie preferite, la sintesi è importantissima! Grande emozione, sogno che si avvera, grandi soddisfazioni.

Io faccio teatro con la mia scuola da 2 anni ed è una cosa che mi piace fare moltissimo ma ogni tanto è difficile restare positivi quando dopo ore e ore di lavoro non si vedono subito dei buoni risultati, per questo mi chiedevo se magari avessi dei consigli da darmi che ti sono stati utili per mantenere la tua determinazione e raggiungere i tuoi obiettivi nel mondo teatrale

Altra risata, questa volta un po’ più imbarazzata della prima, e mi risponde:

Mi stai dando troppa responsabilità in questo momento! Allora, molti lo dicono non è un mio pensiero, però ogni volta che ti trovi in difficoltà, in realtà è proprio quello il momento più fertile, è da lì che nasce la creazione. È anche il momento più difficile e ti sembra di stare fermi e di non andare avanti, ma è proprio in quell’istante che nasce qualcosa. È solo importante avere la forza di stare in quel momento di disagio perché nasce tutto da lì.

Dopo tutto il successo che ha avuto “Diario di una casalinga serba”, quali sono i progetti che hai in programma per il futuro?

C’è un altro progetto a cui tengo molto che è nato dopo “Diario di una casalinga serba” che si chiama “Vestimi bene e poi uccidimi”. È uno studio su Ofelia (il personaggio di Shakespeare) ed è nato da una collaborazione con la mia collega e carissima amica Federica d’Angelo che ha anche scritto il testo. Noi con questo spettacolo abbiamo vinto il premio Olivia Petroni, residenza Idra (una produzione a Brescia) e quindi l’anno prossimo presenteremo il debutto ufficiale. Insieme a noi in questo progetto, a cui abbiamo dato molto perché anche questo all’inizio è stato veramente difficile da realizzare, abbiamo da poco iniziato a lavorando con Marcela Serli che curerà la regia di questo spettacolo. Sono molto contenta di poter lavorare assieme a lei perché ha moltissima esperienza e sicuramente è proprio giusta per questo tipo di lavoro, che effettivamente è molto diverso da “Diario” e per me è sicuramente più un progetto “attoriale” mentre “Diario” era proprio tutto mio. Ci tengo a precisare che tutto questo davvero non sarebbe stato possibile senza il CSS, sono stati essenziali per la realizzazione di questa produzione: non capita spesso che qualcuno veramente creda così tanto in un attore giovane, in un progetto e questo per me è stato davvero molto importante e mi ha dato anche molta forza. A volte uno inizia a lavorare ed è pieno di speranza e voglia di fare, ma poi si trova una serie di porte chiuse davanti e finisce per non crederci più, questo può essere molto difficile e demoralizzante;  io invece mi sono sentita (e tutt’ora mi sento) supportata, il CSS mi ha dato una spinta decisiva nell’andare avanti con questo progetto ed è stato davvero bellissimo e importantissimo.

Olivia Bettella

 

ph_Luca A. d'Agostino/Phocus Agency © 2015

DIARIO DI UNA CASALINGA SERBA
liberamente tratto dal romanzo Diario di una casalinga serba di Mirjana Bobic Mojsilovic
regia Fiona Sansone
con Ksenija Martinovic
musiche Idoli
una produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG per startART
si ringrazia Centrale Preneste Teatro/Ruotalibera Teatro