«Se dovessi associare un brano alla Caverna, sarebbe di Beethoven»: così una testimonianza descrive l’esperienza provata alla Caverna Chauvet Pont d’Arc (Ardèche, Francia). Eccomi qui, dunque, sulle note di Beethoven, immersa nella loro «energia circolare», a recensire Sleep Technique dei Dewey Dell – compagnia fondata nel 2007 a Cesena da Teodora, Demetrio, Agata Castellucci ed Eugenio Resta – spettacolo che vede Teodora e Agata in scena insieme a van Björn Ekemark ed Enrico Ticconi, con le musiche originali di Demetrio Castellucci e di Massimo Pupillo (bass, electronics) e Guoda Jaruseviciute (costumi).

Sleep Technique dei Dewey Dell

Ultimo spettacolo della stagione Contatto del CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, Sleep Tecnique si presenta come una «risposta alla Caverna», dettata da movimenti, musica elettronica, luci, voci e suoni, che calano lo spettatore in «un incantesimo, in cui il tempo non esiste più e si crea una relazione con i nostri antenati, coloro a cui dobbiamo la nostra esistenza oggi», come la stessa danzatrice e coreografa Teodora Castellucci descrive la sensazione provata  di fronte alle oltre 400 pitture che si trovano all’interno della caverna risalenti a 36 000 anni fa.

Caverna Chauvet Pont d’Arc (Ardèche, Francia)

E’ incredibile come l’emozione riesca a trasportare l’osservatore a contatto quasi diretto con quegli uomini preistorici che sembrerebbero lontanissimi ed invece, dinnanzi alle loro impronte e alla loro arte, divengono così vicini da poter quasi percepire la relazione che li unisce a noi. Scopriamo infatti che l’uomo primitivo era uguale a noi, aveva la medesima biomeccanica, gli stessi nostri movimenti e funzionamento cerebrale, sfera dei sentimenti ed emozioni: «l’unico elemento che ci distingue è la nostra storia e cultura e le nostre scoperte tecnologiche».

Ecco che dove il tempo non esiste rimane soltanto un’essenziale umanità, identica alla nostra: così la Caverna Chauvet Pont d’Arc diventa «un luogo che unisce i due estremi della storia umana, mettendo in crisi l’osservatore, che percepisce la possibilità di un incontro».

Dunque, esentato dal tempo, da ogni approccio razionale e da ogni aspettativa, Sleep Technique risponde all’eco dei nostri antenati tra rievocazioni sonore e motorie di caccia, di scontri tra animali e di veneri paleolitiche, in un ambiente che immerge lo spettatore in un’atmosfera tra l’onirico e il reale, e un gioco di antitesi e comunione tra il gruppo dei “cacciatori” e quello degli “artisti”, in cui gli animali – soggetti dominanti nelle raffigurazioni della Caverna– e la donna – di cui è presente una sola raffigurazione, l’unica umana –  hanno un ruolo fondamentale, in particolare quest’ultima, in qualità di unica generatrice della vita umana.

Agata, Teodora Castellucci, Ivan Björn Ekemark, Enrico Ticconi.

Inoltre, secondo la teoria presente nell’Uscite dalla caverna di Hans Blumenberg, gli artisti erano i più deboli del gruppo, gli inetti impossibilitati alla caccia e perciò non necessari, che, ascoltando le narrazioni dei compagni rispetto al “fuori”, dipingevano ciò che questi racconti evocavano nella loro immaginazione; ci si chiederà, allora, per quale motivo essi non venissero cacciati dalla caverna o eliminati. Pur essendo inetti e inutili al sostentamento del gruppo, erano figli delle stesse madri di coloro che andavano a caccia; ci accomunano, quindi, non solo la biomeccanica e i sentimenti, ma persino i moventi del nostro essere più profondo: è lì che nacque l’arte quale proiezione del desiderio interiore e atto di protesta, è lì che la cultura acquisì pari dignità rispetto alle abilità manuali. Ecco dunque che lo spettacolo si conclude con l’entrata in scena dell’artista, che, solo sul palco, avanza con una luce e solleva le braccia per imprimere l’impronta di quelle mani universali sulla roccia, la musica si fa più dolce, e il vitale buio della Caverna crea un incantesimo non più interrotto dalla vita quotidiana dei compagni, intenti alla caccia.

Sleep Technique: uno spettacolo che offre ai molti che non hanno avuto l’opportunità di visitare la Caverna Chauvet Pont d’Arc, un excursus dal tempo che rappresenta un punto di contatto, seppur indiretto, tra noi e i nostri antenati, in una finzione in cui lo spettatore è trasportato dentro e fuori la Caverna, a patto che accetti l’eventualità di quella “crisi” che si rischia di provare lasciandosi guidare sino alle proprie origini, come fosse davanti a uno specchio, spoglio di qualsiasi coordinata spazio-temporale.

Il pubblico di Contatto35 ha accolto con emozione e lunghi calorosi applausi la performance dei giovani Dewey Dell.

 

Veronica Cojaniz del Liceo classico Stellini

Agata e Teodora Castellucci incontrano il pubblico. Conduce Fabrizia Maggi